Microcriminalità : il primo aiuto in famiglia
Assistiamo di giorno in giorno, al dilagare in modo impressionante della microcriminalità da spiegare forse con la diseducazione, l’emarginazione , la mancanza di valori o forse tutte queste cause concatenate che portano i ragazzi ad intraprendere una cattiva strada ma intanto pubblici esercizi e semplici cittadini sono sempre più esposti a furti, aggressioni, atti di puro vandalismo che creano disagio e paura. Hanno solo pochi anni d’età ma una fedina penale già da professionisti , a volte si prende di mira qualcuno senza un motivo ben preciso e viene chiamato bullismo ma sembra un termine riduttivo, inappropriato e non è normale aver paura di un ragazzino solo perché ha alle spalle qualche“amico” della malavita ed intanto si assiste impotenti ad una recrudescenza di episodi criminosi che coinvolgono cittadini inermi che segnalano furti nelle case, rapine a mano armata, scippi anche a viso scoperto ad opera di delinquenti che non mostrano neanche timore di essere individuati e puniti. L’allarme è preoccupante, assistiamo ad un’escalation di atti delinquenziali ormai diffusi in tutte le zone fortemente urbanizzate e soprattutto, chi dovrebbe assumersi la guida di questi giovani che indubbiamente vanno seguiti passo passo ? Le istituzioni si, naturalmente, ma diciamocelo con franchezza, è la famiglia quella che conta, quella che dovrebbe dare il suo apporto fondamentale. Alcuni episodi derivano anche ed in modo basilare dall’assenza di educazione e il giovane senza l’appoggio di qualcuno che lo guidi con fermezza e polso fermo, va a perdere il rispetto delle regole . Ma il problema forse è proprio questo, come aiutare un adolescente attraverso i suoi familiari se vive in un contesto dove si ispira a modelli che trova nell’ambiente che lo circonda? Molte famiglie percepiscono addirittura i proventi delle azioni criminose dei figli e questo toglie ai ragazzi tutte le possibilità di crearsi un avvenire onesto quindi la soluzione ideale sarebbe dirottare questi ragazzi in centri sociali di recupero ma forse perché mal gestiti, spesso servono solo a fomentare e peggiorare le situazioni e poi diciamolo chiaramente, sono finiti i tempi in cui don Bosco cercava di portare i pargoli “sulla retta via”, i giovani oggi vedono la religione come una sorta di regole difficili e restrittive da seguire e la forza creatrice dell’amore che dovrebbero renderli consapevoli di riconoscere il bene dal male mettendoli di fronte alle loro responsabilità, diventa solo un’utopia ed intanto questa grave piaga sociale dilaga a macchia d’olio senza che nessuno possa far nulla oppure quello che si fa è troppo misero rispetto alle esigenze e continua così questa lunga catena di storie tristi che si fanno inquietanti quando tra i protagonisti ci sono adolescenti che invece di imparare a crescere, giocano a rovinarsi la vita anziché viverla con l’entusiasmo di chi vuol diventare grande davvero. 
Written by ELY · Filed Under cronaca









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