Inceneritori No grazie anche se li chiamate termovalorizzatori
Gennaio 26, 2006
<font size="2">
<p align="justify"><img height="82" alt="" src="/picture/upload/Image/Luca/inceneritori.jpg" width="120" align="left" />La proposta di Unindustria Treviso e di Ascopiave di costruire due nuovi inceneritori, ha innescato un dibattito tra forze politiche, cittadini e associazioni ambientaliste. Il ritardo delle istituzioni e del mondo politico - quel mondo che dovrebbe farsi carico della gestione dei problemi della collettività e programmarne la soluzione - allarma giustamente i cittadini, perchè i ritardi portano alla scelta di soluzioni solo apparentemente veloci e radicali, che non affrrontano le cause dei problemi. Nella fattispecie la scelta di risolvere la questione dello smaltimento dei rifiuti industriali ricorrendo alla costruzione di due inceneritori nello stesso territorio, indica che ancora una volta si "prende la questione per la coda invece che per la testa": si cerca di far sparire gli effetti, senza eliminare le cause. La questione dei rifiuti va affrontata in modo organico e sistematico: potenziando la raccolta differenziata, diminuendo la produzione di materiali non riutilizzabili, riutilizzando ciò che è riutilizzabile e riciclando il riciclabile. Come ha evidenziato Gianluigi Salvador, responsabile del Wwf Veneto.</p>
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<p align="justify"><a href="/picture/upload/File/Luca/GIANLUIGI_SALVADOR_1.mp3">Prima parte intervista</a></p>
<p align="justify"><a href="/picture/upload/File/Luca/GIANLUIGI_SALVADOR_2.mp3">Seconda parte intervista</a></p>
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Original post by Luca Stiz
Loccupazione italiana in Grecia durante la seconda guerra mondiale
Gennaio 18, 2006
<font color="#0000ff" size="1">
<p><font color="#000000"><img height="142" alt="" src="/picture/upload/Image/grecia4.jpg" width="142" align="left" />"<font face="Verdana">Italiani brava gente?" sembra proprio di no ad ascoltare le interviste contenute nella Linea diretta del 18 gennaio 2006 condotta da Bruno Borghi. In questa puntata si è parlato di un videodocumentario intitolato: Grecia, appunti sui danni causati dall’occupazione italiana. Ed è stato fatto con una delle realizzatrici del video, Piera Tacchino e con una docente di Lingua Greca, Amalia Kolonia, nata in Grecia ma che conosce perfettamente anche la realtà italiana, visto che vive nel nostro paese ormai da molti anni.</font></font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000">Il video è stato presentato il 19 di Gennaio al Museo diffuso della Resistenza a Torino, grazie anche alla collaborazione dell’associazione Piemonte Grecia "Santore di Santarosa" che, si può dire, ha patrocinato all’evento. </font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000">E’ difficile, nonostante siano passati molti anni, parlare di quello che gli italiani hanno commesso durante la seconda guerra mondiale. E’ difficile, perché verrebbe meno quella colossale operazione di rimozione collettiva che fa pensare di essere, agli occhi di chi non è italiano, gente simpatica, bonaria, e totalmente inoffensiva. </font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000">Ma purtroppo non è stato così.Tutti i popoli colonizzatori finiscono per essere corresponsabili di crimini di guerra,ciò è insito in ogni occupazione. E da questo punto di vista noi non facciamo eccezione. Ma difficile per noi è accettarlo. Nel corso delle interviste è emerso come permanga lo stereotipo dell’italiano "brava gente", e come questo sia un "velo di Maya" che serve a nascondere i nostri difetti. A prescindere da quale sia la posizione politica è dovere di ogni cittadino, degno di nome, fare di tutto perchè venga deposta, una volta per tutte, la maschera. Con questa inchiesta si è provato a farlo. Non solo quindi per dovere di cronaca, come si direbbe nella redazione di un giornale, ma anche perchè senza una memoria collettiva a 360° gradi, non c’è senso comune, (common sense) come direbbe Thomas Peine, e se non c’è senso comune non ci potrà mai essere vera democrazia. </font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000"></font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000">Ascolta le interviste</font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000"><a href="/picture/upload/File/Tacchino.mp3">Prima intervista</a></font></p>
<p><font face="Verdana" color="#000000"><a href="/picture/upload/File/Kolonia.mp3">Seconda intervista</a></font></p>
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Original post by Liliana Boranga
Cindy Sheehan la madre americana a Radio Base
Gennaio 16, 2006
<p><img height="114" src="/picture/upload/Image/Cindy-Sheehan-715904.jpg" width="140" align="left" alt="" />Cindy Sheehan, la madre americana divenuta il simbolo del nuovo pacifismo americano dopo che, in seguito alla morte del giovane figlio Casey di 24 ani, aveva chiesto ragione di questo al presidente Bush accampandosi davanti alla sua residenza estiva, ha risposto il 16 gennaio dalle 12,00 alle 13, 00 all’interno della trasmissione Banda Larga ad una serie di domande poste dai redattori Bruno Borghi, Francesco Gasparetto e Liliana Boranga. Cindy Sheehan ha inoltre accettato di essere ospite dellla tredicesima edizione del Rototom Sunsplash che si svolgerà dal 7 al 15 luglio a Osoppo e che avrà come tema "rispetta i diritti dell’uomo" . La pacifista americana parteciperà ai convegni del 9 e dell’11 luglio 2006. </p>
<p><a href="/picture/upload/File/cindy.mp3">Ascolta l’intervista a Cindy Sheehan</a></p>
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Original post by Liliana Boranga
Legge 185 Non ne sappiamo null
Gennaio 11, 2006
Il fondo previdenziale pubblico della Norvegia non investirà più in Finmeccanica, perché la società italiana potrebbe essere coinvolta nella produzione di armi nucleari. Il governo norvegese ha infatti deciso di vendere la propria quota di 290 milioni di steline (423 milioni di euro) - il maggior fondo mondiale - in azioni in BAE e altre sei ditte produttrici di armi tra cui l’italiana Finmeccanicache fanno parte del gruppo MDBA (azienda produttrice di missili compartecipata da Finmeccanica, Bae Systems e Eads) in seguito alla rivelazione che la MDBA sta producendo il missile nucleare aria-terra ASMP-A da consegnare alle forze armate francesi nel 2008.
Se quindi il Governo norvegese, che ha fatto una selta anti-nucleare è attentissimo, nel nostro paese nel quale - secondo la legge 185/90 - è vietata la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia, tutti fanno finta di non sapere.
L’intervista a Giorgio Beretta della Campagna di pressione alle banche armate</p>
Fonte Luca Stiz
Amnesty international rivela nuove testimonianze di tortur
Gennaio 11, 2006
<p class=”MsoNormal” style=”MARGIN: 0 centimetri 0 centimetri 0pt; TEXT-ALIGN: center” align=”justify”>
& nbsp;
In occasione del quarto anniversario del primo trasferimento di uno detenute Guantanamo , Amnesty International ha rivelato nuov testimonianze sull’uso della tortura e dei maltrattamenti ai danni dei prigionieri. Jumah Mohammed Abdul-Latif al-Dossari è stato arrestato in Pakistan alla fine del 2001 e trattenuto per diverse settimane dalle autorità di quel paese. In seguito è stato prelevato da agenti Usa e trasportato in aereo nella base di Kandahar, Afghanistan. Durante il volo è rimasto ammanettato, con le mani dietro la schiena, e incatenato. Quando ha protestato per il dolre, è stato preso a calci e pugni nello stomaco, facendogli vomitare sangue.
Al-Dossari è rimasto nella base aerea di Kandahar per circa due settimane, in una tenda gelida che ospitava anche altri detenuti e con un secchio come toilette. È stato interrogato svariat volte e torturato (i segni sono ancora visibili).
Nel gennaio 2002, è stato trasferito con un volo militare Usa a Guantánamo Bay. Per tutto il tempo del viaggio, è rimasto incatenato alla struttura interna del velivolo ed è stato costretto a indossare cffie e occhiali da lavoro con le lenti annerite. Anche in questo caso, ha protestato ed è stato picchiato. In seguito, gli sono state date delle pillole per farlo dormire.
Dopo molte ore, l’aereo è atterrato in una località ignota e al-Dossari è stato trasferito su un altro velivolo che si è diretto a Guantánamo Bay. Inizialmente, il prigioniero è stato messo nel campo X-Ray e lasciato ammanettato in una cella frequentemente visitata da topi, serpenti e scorpioni. In seguito, è stato spostato nel campo Delta, dove è rimasto in totale isolamento anche per cinque mesi consecutivi.
La tortura
“Gli prese la faccia e la fece sbattere contro il pvimento di cemento. C’era sangue dappertutto. Poi lo portarono via dalla cella e aprirono il tubo dell’acqua. La cella era piena di acqua mescolata al sangue. Lo abbiamo visto tutti…”
“L’uomo si tolse lo scudo, si levò l’elmetto e, quando la porta fu aperta, prese la rincorsa e diede una ginocchiata proprio tra le scapole di JuAh. Quell'uomo pesava oltre un quintale. “
(testimonianze di ex detenute di Guantánamo sulle torture inflitte ad al-Dossari)
</p>
Al-Dossari afferma di essere stato torturato sia a Kandahar che a Guantánamo. Nella prigione afgana la tortura era sistematica; in un caso, ha vomitato e poi è svenuto. Secondo quanto ha denunciato:
-
i soldati Usa urinavano sui detenute e spegnevano sigarette sulla loro pelle;
\u002amp; nbsp;
A Guantánamo, al-Dossari afferma che:
- style=”MARGIN-TOP: 0cm”
-
durante gli interrogatori veniva incatenato, minacciato di stupro, di morte e di uccisione dei suoi familiari e regolarmente picchiato;
-
nel corso di un interrogatorio è stato avvolto in bandiere israeliane e statunitensi e gli è stato chiesto cosa pensasse della politica degli Usa verso Israele. Un addetto all’interrogatorio ha preso una copia del Corano, l’ha gettata a terra, l’ha calpestata e ci ha urinato sopra. Un funzionario dell’Fbi presente a Guantánamo ha scritto in un rapporto di aver visto un detento avvolto in una bandiera israeliana durante un interrogatorio;
-
è stato costretto ad assistere a scene di sesso tra i secondini e gli è stato proposto di fare sesso con le donne in cambio dela sua collaborazione negli interrogatori;
-
è stato brutalmente picchiato dalla Forza di risposta rapida. I soldati hanno più volte sbattuto la sua testa contro il pavimento fino a quando ha prso conoscenza. Alla scena hanno assistito tre detenuti, i quali affermano che l’episodio è stato ripreso con una telecamera.
In un libro intitolato “Inside the wire”, un ex soldato dell’intelligence Usa racconta di aver visto il volto di al-Dossari sfigurato, nero e blu, diversi giorni dopo il pestaggio. Nel rapporto di un agente dell’Fbi che intervistò il prigioniero poco tempo dopo, si legge che al-Dossari “avva una ferita recente sul naso”, di cui porta ancora oggi segni evidenti.
<p class=”MsoNormal” style=”MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify” align=”justify”&g; La detenzione al Campo 5
“Mi spiega come posso non diventare pazzo?”
(al-Dossari al suo avvocato)
<p class = “MsoNormal” style = “margin: 0 centimetri 0 centimetri 0pt; text-align: giustificare” align = “giustificare”>
nel mese di maggio del 2004, al-Dossari è tato trasferito al campo 5, una struttura concepita sul modello delle “prigioni di super-massima sicurezza” degli Usa, dove si trova tuttora.
Il prigioniero rimane anche 24 ore su 24 in una cella d’isolamento di cemento. La luce rimane costantemente accesa, cos&irave; come dei grandi e potenti ventilatori il cui rumore volutamente impedisce ai detenuti di comunicare da una cella all’altra.
Al-Dossari può fare esercizio fisico solo un’ora – talvolta ridotta della metà - alla settimane, da solo in un picclo recinto.
L’acqua nella cella è gialla e puzza di immondizia. In un’occasione, il prigioniero vi ha trovato dei vermi. Solo da poco, gli viene fornita una bottiglia d’acqua al mese (secondo alcune fonti, dopo lo sciopero della fame del luglio scorso, ai dtenuti vengono fornite tre bottiglie al giorno). Il cibo è scarso rispetto agli altri campi e ogni tanto risulta avariato.
Al-Dossari viene interrogato con regolarità e minacciato di essere trasferito alla base aerea di Bagram, Afghanistan, dove gli viene detto che il trattamnto è persino peggiore di quello di Guantánamo.
A seguito delle torture e della prolungata detenzione (in isolamento da oltre un anno), al-Dossari è in uno stato di grave sofferenza sia fisica che psicologica. Negli ultimi due anni ha avuto problemi di cuore e dolri e insensibilità al braccio sinistro. Soffre di vertigini, dolori ai denti e disturbi alla vista.
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Fonte Liliana Boranga
Il documentario del Rototom Sunsplash 2005 su Rainews 24 e Raitr
Gennaio 11, 2006
“Madre Terra – Pacha Mama Baby “ è il titolo del documentario, realizzato da Tommaso D’elia per la regia di Silvia Bonanni e il montaggio di Luca Onorati, che ndrà in onda in versione ridotta di 11’40’’, in prima nazionale mercoledì 11 gennaio alle 17,47 su Rainews 24 e giovedì 12 gennaio alle 4,47 su Rainews 24 e su Raitre . Un filmato, prodotto dall’Associazione Culturale Rototom in collaborazione con
la Film Commission FriuliVeneziaGiulia , che ha inteso raccontare l’edizione 2005 del Rototom Sunsplash, che proprio alla Terra ha voluto dedicare questa manifestazione musicale che haraccolto, nello splendido parco del Rivellino a Osoppo, quasi 150.000 persone provenienti da tutto il mondo. La versione integrale di 42’ ,che sarà disponibile da lunedì 16 gennaio nel sito del Rototom Sunsplash, è una raccolta di immagini, suoni e parole di un evento musicale che in dodici anni di vita si è trasformato in un momento di aggregazione dai risvolti sociali∓nbsp; e culturali di grande impatto e importanza. Centinaia di migliaia di persone capaci di vivere e di convivere, al di là delle differenze e delle ovvie diversità, in una comunanza di intenti e di ideali che si confondono in modo molto naturale e estremamente semplice nelle dolci sonorità che hanno invadono il parco.
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Fonte Liliana Boranga
Cindy Sheehan a Radio Base di Mestr
Gennaio 11, 2006
Dagli Stati Uniti a Mestre : il 16 gennaio la “mamma della pace” sarà a
radio Base
di Mestre in via Torino 156 per una intervista
Cindy Sheehan è stata definita dalla stampa americana “la mamma della pace”. Suo figlio Casey, soldato delle truppe americane impegnato nella missione “Iraqi freedom”, è morto in Iraq il 4 aprile 2004. Da allora Cindy Sheehan non ha mai smesso di denunciar l’illegalità e l’immoralità della guerra in Iraq e nell’estate del 2005 le immagini del suo accampamento davanti alla tenuta estiva di Bush, in Texas, hanno fatto il giro del mondo. Ha aspettato e ancora attende un incontro con il Presidente degli Stati Uniti.
A settembre, mentre in Italia oltre 200.000 persone marciavano da Perugia ad Assisi per la pace e la giustizia, Cindy Sheehan partecipava alla grande manifestazione pacifistadi Washington, la più grande dalla Guerra in Vietnam.
Nel gennaio 2005 ha fondato “Gold Star Families for Peace”, un’organizzazione composta dalle famiglie che hanno perso persone care in guerra il cui obiettivo principale è il ritiro delle truppe per evitare che altre famiglie debbano soffrire come loro.
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Fonte Liliana Boranga
Cindy Sheehan in Italia a Assis
Gennaio 10, 2006
Dagli Stati Uniti ad Assisi
Il 13 e 14 gennaio la “mamma della pace”
partecipa al seminario della Tavola della pace
Cindy Sheehan arriver&arave; ad Assisi per partecipare al Seminario Nazionale della Tavola della pace “Non c’è pace senza una politica di pace” che si terrà il 13 e 14 gennaio p.v. ad Assisi, presso il Sacro Convento di San Francesco (lo stesso luogo dove la Tavola della pace aveva avuto inizio il 13 gennaio 1996).
E’ stata definita dalla stampa americana “la mamma della pace”. Suo figlio Casey, soldato delle trupe americane impegnato nella missione “Iraqi freedom”, è morto in Iraq il 4 aprile 2004. Da allora Cindy Sheehan non ha mai smesso di denunciare l’illegalità e l’immoralità della guerra in Iraq e nell’estate del 2005 le immagini del suo accampamento davanti alla tenuta estiva di Bush, in Texas, hanno fatto il giro del mondo. Ha aspettato e ancora attende un incontro con il Presidente degli Stati Uniti.
\u002lt;br />A settembre, mentre in Italia oltre 200.000 persone marciavano da Perugia ad Assisi per la pace e la giustizia, Cindy Sheehan partecipava alla grande manifestazione pacifista di Washington, la più grande dalla Guerra in Vietnam.
Nel gennaio 2005 ha fondato “Gold Star Families for Peace”, un’organizzazione composta dalle famiglie che hanno perso persone care in guerra il cui obiettivo principale è il ritiro dele truppe per evitare che altre famiglie debbano soffrire come loro.
“La partecipazione di Cindy al seminario di Assisi -hanno dichiarato Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della Tavola della pace- segna un ulteriore passo nello sviluppo della collaborazione della Tavola della pace con il movimento per la pace degli Stati Uniti. Italia e Stati Uniti condividono grandi responsabilità in Iraq, ma anche nei confrontidel resto del mondo. Per questo ci sentiamo costantemente impegnati a moltiplicare le occasioni di incontro, di confronto e di collaborazione con tutte quelle organizzazioni che negli Stati Uniti lavorano per dare all’occidente un volto e una politica nuova improntata alla pace e alla cooperazione tra i popoli.”
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Fonte Liliana Boranga
Referendum del 1987 sul nuclear
Gennaio 9, 2006
L’ 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare. Qui si tratteranno solo i tre referendum relativi l nucleare.
Ci sono alcuni motivi da tenere presente nel considerare l’ istituto del referendum, che in occasione del cosiddetto "referendum sul nucleare" (o "referendum antinucleare") non è stato e non poteva essere "nucleare si, nucleare no".
[1] Il primo motivo è che le uniche risposte possibili alle domande di un referendum sono “si∓rdquo; e “no”; non è possibile dare alternative, cioè fare una scelta diversa. Per esempio, se il referendum mi chiedesse se sono d’accordo ad eliminare (mettiamo) la camera dei deputati, io non potrei rispondere che non voglio la totale eliminazione, ma, supponiamo, semplicemente la riduzione del numero di deputati da 630 a 600; dovrei giocoforza scegliere tra la conservazione dello situazione attuale o la sua abolizione.
Il secndo motivo è che il referendum è puramente abrogativo (vedi articolo 75 della Costituzione della Repubblica Italiana): cioè, può essere utilizzato soltanto per abolire una legge esistente, e non per proporre una legge nuova. La proposta di una nuova legge di iniziativa popolare può essere presentata se sottoscritta da almeno cinquantamila elettori (art. 71 e 72 della Costituzione), ma dovrà poi comunque seguire l’iter d qualunque altra proposta di legge, cioè essere esaminata da una commissione e poi dalle due camere ed approvata articolo per articolo.
Il terzo motivo è che il referendum permette non solo l’abrogazione totale, ma anche quella parziale di una legge; ciò significa che di una legge composta di cento articoli è possibile abolirne magari uno solo, il che può rendere un’intera legge praticamente inapplicabile a casa di un solo articolo annullato.
[2] Come detto, contemporaneamente si votò per tre referendum relativi al nucleare. Le tre domande che furono rivolte ai cittadini elettori italiani furono le seguenti (se ne riporta il senso, più che il contenuto esatto):
- \
- Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettbili di insediamento", previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
-
Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l’erogazione di contributi a favore dei comuni e dell regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)
-
Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gesione di centrali nucleari all’estero?
(questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
[3]
Dunque, all’ atto pratico, con le tre domande si domandava di cancellare alcune disosizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici: la prima era stata creata per evitare che il sindaco di un piccolo paese di duemila abitanti dove era previsto l’insediamento di una centrale nucleare potesse opporsi ad oltranza, mentre la seconda era la cosiddetta “monetizzazione del rischio” per i comuni che ospitavano impianti di produzione di energia (non necessariamente nucleari, ma anche a carbone). ∓nbsp; [4]
Qui sotto sono riportati i risultati dei tre "referendum sul nucleare": in tutti e tre i casi vinse il SI all’abrogazione.
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1- Referendum per l’ abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari</span> |
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|
face = “Verdana” Elettori |
&lt; p> face = “Verdana” 45.869.897 | |
|
face = “Verdana” 29.862.376 |
||
|
face = “Verdana” |
face =” Verdana “ 65, 1 |
|
|
face = “Verdana” Astenuti |
||
|
face = “Verdana” % sugli Elettori |
face = “Verdana” 34,9 |
|
|
face = “Verdana” Voti validi |
face = “Verdana” risposta AFFERMATIVA |
20.984.110 |
|
%</ font> |
||
|
face = “Verdana” 5.059.819 |
||
|
% |
19,4 |
|
| <
font face =” Verdana “Totale size =” 2 “> </ td> |
face = “Verdana” 26.043.929 |
|
|
face = “Verdana” Voti non valido |
face = “Verdana” 3.818.447 |
|
|
face =” Verdana “% sui Votanti |
||
|
face = “Verdana” Schede Bianche |
face = “Verdana” 2.536.648 |
|
|
% sui Votanti |
face = “Verdana” 8, 5 |
|
|
2 - Referendum per l’ abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari
|
||
| &lp> face = “Verdana” |
Elettori |
face = “Verdana” 45.870.230 |
|
face = “Verdana” |
face = “Verdana” Votanti |
29.871.570 |
|
face =” Verdana “% Votanti |
face = “Verdana” 65,1 |
|
|
Face =” Verdana “ |
Astenuti & t; / font> |
face = “Verdana” 15.998.660 |
|
34,9 |
||
|
face = “Verdana” risposta AFFERMATIVA |
face = “Verdana” 20.618.624 |
|
|
% |
&
79,7 |
|
|
face = “Verdana” |
risposta NEGATIVA |
5.247.887 |
|
% |
20,3 |
|
|
face = “Verdana” |
Face = “Verdana” Totale |
25.866511 |
|
face = “Verdana” Totale |
||
|
% Sui Votanti |
face = “Verdana” 13,4 |
|
|
Schede Bianche |
face = “Verdana” 2.654.572 |
|
|
face = “Verdana” % sui Votanti |
Face = “Verdana” 8,9 |
<td
face = “Verdana”
face = “Verdana” Elettori
<td width = “28 % “Height =” 19 “& t;
face = “Verdana” 45.849.287
face = “Verdana”
Votanti
face = “Verdana” 29.855 .604
</ Font>
face = “Verdana” % Votanti
face = “Verdana” 65,1
face = “Verdana”
face = “Verdana” Astenuti
15.993.683
<td
Face = “Verdana”
% sugli Elettori </ Font>
face = “Verdana” 34,5
face = “Verdana” Voti validi
</ td & t;
RISPOSTA AFFERMATIVA
18.795.852
<td
% &lt; / p>
71, 9
<td
</ p>
face = “Verdana” risposta NEGATIVA
face = “Verdana” 7.361.666 </ p>
<td
face = “Verdana”
%
</ td>
28,1
<td
face = “Verdana”
face = “Verdana” Totale
face = “Verdana” 26.157.518
Totale
3.698.086
<td
face = “Verdana”
face = “Verdana” % sui Votanti
face =” Verdana “ 12,4
face = “Verdana”
Schede Bianche
2.388.117
<td
&amp; nbsp;
face = “Verdana” % sui Votanti
face = “Verdana” 8,0
</table>
(fonte: "Ministero dell’ Interno" - Dipartimento per gli Affari interni e territoriali - Direzione Centrale dei Servizi Elettorali ) [5]
–
Tuttavia i refeendum, così come erano stati formulati, non permisero agli italiani di esprimersi anche su un altro quesito: se permettere di comprare o meno energia elettrica prodotta da centrali nucleari all’ estero. Ecco perchè ancora oggi l’ Italia può comprare energia nucleare dalla Francia.
Il Governo, considerati i risultati del referendum, procedette alla sospensione dei lavori della centrale di Trino 2 (Vercelli), alla chiusura della cetrale di Latina, alla verifica della sicurezza delle centrali di Caorso (Piacenza) e di Trino 1 (Vercelli) e della fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro (Viterbo).Dunque con il referendum abrogativo del 1987 è stato "di fatto" sancito l’abbandono, da parte dell’Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico. In attuazione di detto referendum, infatti, nel 1988 il Governo taliano, in sede di approvazione del nuovo «Piano energetico nazionale», ha deliberato la moratoria nell’utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica, lanciando nel contempo un programma per l’arresto, a breve, dell’assemblaggio di combustibile nucleare.
Con detta procedura, si è pertanto posto il problema dello smantellamento delle centrali nucleari esistenti e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dal funzionmento delle stesse. A questo problema hanno dato concretamente seguito, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, varie delibere del CIPE, che hanno disposto la chiusura definitiva degli impianti interessati. Tra dette delibere, si segnalano in particolare quelle relative alle centrali di Trino Vercellese e Caorso (luglio 1990), che avevano già provveduto, peraltro, alla preventiva fermata degli impianti nel marzo del 1987.
E in linea generale negli ani subito successivi (tra il 1987 e il 1995), ci si è preoccupati soprattutto di procedere alla definitiva ed effettiva chiusura degli impianti in esercizio. [5]
</p>
Fonte Liliana Boranga
Morire in esili
Gennaio 9, 2006
Dal 1° gennaio, all’ospedale universitario di Losanna, è autorizzato il suicidio assisitito. Ora i malati, che non sono in grado di lasciare il letto del nosocomio, potranno richiedere l’intervento di un medico esterno, appartenente ad una delle associazioni di sicidio assistito svizzere (es Exit), che potrà così entrare nella struttura ospedaliera. Anche in italia si è costituita alcuni anni fa l’associazione “Exit” per il diritto ad una Morte Dignitosa.
Ascolta l’intervista Emilio Coveri Presidente Exit Italia</p>
Fonte Luca Stiz
Gli USA citati in giudizio per le atomich
Gennaio 5, 2006
Il governo degli Stati Uniti è stato oggi citato in giudizio da alcuni pacifisti pordenonesi. L’atto di citazione, presentato in mattinata al tribunale di Pordenone, chiede al giudice di dichiarare che la presenza delle armi nucleari sulla base di Aviano è illecita e dannosa e conseguenteente ordinare agli USA di rimuovere tutte le bombe nucleari dalla base di Aviano e dal territorio nazionale. Il documento, elaborato da uno staff di avvocati appartenenti alla IALANA (Associazione Internazionale Giuristi Contro le Armi Nucleari) si richiama al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, sottoscritto e ratificato dall’Italia, che sancisce senza ombra di dubbio l’obbligo per il nostro paese di non ospitare ordigni nucleari e per gli stati nucleari, come gli USA, di non disiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio.
Ascolta l’intervista all’avvocato Joachim Lau
</p>
Fonte Luca Stiz
io sono stato a Falluj
Gennaio 5, 2006
Javier Couso, fratello di José, il cameraman di Tele5 assassinato a Baghdad dagli statunitensi, ha visitato Falluja. Ha raccolto eccezionali testimonianze sull’ uso di armi chimiche e sulla sistematica violazione di diritti umani nell città martire dove 50.000 civili avrebbero trovato la morte sotto le bombe e i rastrellamenti statunitensi
Intervista di Gennaro Carotenuto
Javier è nato a El Ferrol, in Galizia, la brutta città portuale dove è nato Francisco Franco, da una famiglia di tradizioni militari. È una frequentazione che lo aiuta nella straordinaria precisione con la qualedescrive armamenti e fatti bellici. E la guerra, quella d’ Iraq, ha cambiato la vita di Javier stroncando quella di suo fratello José, assassinato deliberatamente il giorno prima della presa di Baghdad mentre lavorava all’ interno dell’ Hotel Palestina. Sui fatti del Palestina dove trovarono la morte José Couso e Taras Protsyuk, Javier è in grado di esibire documentazioni inoppunabili che testimoniano come un plotone dell’ esercito statunitense quella mattina ebbe l’ ordine " di andare a giornalisti", colpendo prima Al Jazeera, quindi Al Arabija e quindi l’ Hotel Palestina.
Il documentario di RaiNews24 conferma visivamente quello che Javier racconta da mesi a chi lo vuole ascoltare. È tra i pochisimi occidentali ad avere visitato la Guernica irachena e considera pienamente credibile il numero di 50.000 civili morti in una città che prima della guerra contava 350.000 abitanti.
" Non è stato facile entrare " la sua visita risale allo scorso aprile- ma eravamo talmente determinati che ci siamo riusciti. Portavamo materiale sanitario. Ancora oggi si combatte in città e anche in nostra presenza cadde un marine. Tutte le cse, tutte le moschee sono distrutte”, racconta. Durante tutte le guerre il rispetto dei luoghi di culto è stato garantito ed ogni volta che è stato violato, la violazione è stata considerata un sintomo di barbarie. " In Iraq invece fin dall’ inizio le moschee sono state considerate bersagli legittimi e secondo me è stata una scelta precisa, un modo deliberato di provocare la guerra civile nel paese.
È dfficile pensare ad un gruppo di sette spagnoli attraversare l’ Iraq. " Ma gli iracheni, nonostante tutto sanno distinguere tra gli occidentali. Il nostro gruppo è stato accolto con baci ed abbracci e ringraziandoci per il ritiro delle truppe spagnole. Nel quartiere di Adamilla di Baghdad, considerato " 100% resistente, " in un primo momento ci furono gesti minacciosi, ma sapevano perfettamente chi era mio fratello e quindi anche lì siamo stati acolti bene". Non è l’ esperienza di altri occidentali, incluso sequestrati come Giuliana Sgrena del Manifesto: " e chi lo sa chi ha sequestrato Giuliana e a quali interessi rispondevano?" risponde Javier.
" Abbiamo prove di famiglie intere assassinate, che le donne sono state tutte stuprate in maniera sistematica dalle truppe statunitensi, di bambini crivellati di colpi nelle loro culle, di persone assassinate mentre esibivano stracci biachi in segno di resa, di cani mangiando i cadaveri che gli invasori per giorni e giorni hanno impedito di seppellire". I fatti narrati dalla testimonianza diretta di Javier sono comparabili ai racconti sull’ occupazione nazista in Europa Orientale. 
Dappertutto Javier Couso ha raccolto testimonianze sull’ evidenza dell’ uso di armi chimiche, napalm, fsforo e sulle strane malattie che stanno dilagando nella città: " Il quartiere di Jolan è distrutto al 95%. Ma non è distrutto in maniera normale. La pietra si è sbriciolata, trasformandosi non in macerie ma in sabbia. Non so che tipo di esplosivo di enorme potenza possa essere stato usato. Tutti parlano di armi chimiche, di persone praticamente consumate e soprattutto delle malattie che colpiscono i sopravvissuti".
Il suplizio per Javier non è finito, le umiliazioni dei sopravvissuti sono costanti: " Una scuola elementare è rimasta intatta e quindi occupata. Ho visto i bambini fare lezione proprio di fronte, sotto un telo di plastica e bruciati dal sole". Tutti i servizi sanitari sono stati colpiti e oggi sono di fatto inesistenti: " L’ esperienza più terribile che ho vissuto direttamente è stata vedere morire davanti ai miei occhi un ragazz di 22 anni per una crisi respiratoria leggera. Abbiamo condiviso la disperazione dei medici. Se solo avessero avuto un po’ di ossigeno si sarebbe salvato".
L’ invasione, secondo Couso è cominciata proprio dall’ ospedale: " I racconti dicono che sono entrati picchiando e rubando sistematicamente, i gringos hanno rubato tutto quello che hanno potuto. Hanno riunito medici e infermieri, li hanno ammanettati e lasciati inginocchiati con la testa per erra tutta la notte". Qui la testimonianza di Javier Couso si fa se possibile più cruda: " Per almeno otto giorni, mentre la città veniva coventrizzata, in nessun ospedale, in nessun ambulatorio, in nessun centro medico è stato permesso che affluisse un solo ferito. Questo testimonia che tutti i feriti hanno ricevuto il colpo di grazia o sono stati lasciati morire dissanguati". Le immagini che hanno fatto il giro del mondo e che sono sate rapidamente silenziate, confermano la testimonianza di Couso. " È che loro - gli statunitensi- non lo negano. Semplicemente rivendicano di avere fatto un uso adeguato della forza, secondo le loro regole di combattimento. Suppongo che siano le stesse regole di combattimento dei nazisti.
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Fonte Liliana Boranga
Relazione di Luisa Morgantini sul sequestro del pacifista italian
Gennaio 3, 2006
Gerusalemme 2/1/2006
Ciao, stiamo tutti bene, provati dall’esperienza del sequestro di
Alessandro, ma ancor più provati da quello che abbiamo visto in questi
giorni a Hebron, Betlemme, Gerusalemme. Kalandia. La crescita infernale
del mro i nuovi avamposti colonici tra Betlemme e Hebron. Ma Gaza ci ha
provato per la difficile situazione interna. Siamo andati a Gaza perche`
ho chiesto all` Unrwa di coordinare la nostra entrata con gli ufficiali
israeliani del check point di Eretz. Siamo stati al campo profughi di
Jabalia dove abbiamo avuto una ventata di speranza per il lavoro
straordinario nel campo dell`educazione dei ragazzi e ragazze dei campi
e poi a isitare gli uffici dell` Unrwa preposto dalle Nazioni Unita
all`assistenza ai profughi. La sera di capodanno l`abbiamo trascorsa al
Marna House, delizioso albergo con giardino nel pieno centro di Gaza, lo
avevo scelto quello perche`, l`albergo è situato al centro e quindi piu`
sicuro. Ma sopratutto l`avevo scelto, a parte il prezzo abbordabile da
un gruppo come il nostro, perche` durante la prima Intifada era l`unico
albergo aperto a Gaza e gestito da due donne fantastiche, Malika e Yala,
adesso sono molto anziane e sono il nipote con la moglie che gestiscono
ristorante e albergo. Serata tranquilla, bevuto anche spumante, malgrado
il divieto vigente a Gaza. La mattina quando ci siamo svegliati abbiamo
saputo che uomini armati avevano invaso il Club delle Nazioni Unite dove
vendevano alcool e messo due bombette fuori. Non so davvero se questa &l;br />sia la vera ragione.Siamo partiti per Khan Yunis dove ci aspettavano
Nahida e Tahani Abu Dakka, abbiamo potuto vedere ben poco, abbiamo fatto
un interessante e vivace riunione con candidati e sostenitori (tra loro
molti giovani)della lista chiamata della Terza Via, capeggiata da Salam
Fayyad e Hanan Ashrawi. All`uscita del palazzo mentre alcuni erano già
sul nostro autobus, Alessandro, Raffaella e altri si sono attadati
sull`angolo aspettando che io terminassi di salutare i nostri ospiti, a
quel punto è arrivata una jeep, sono scesi di furia alcuni uomini armati
e mascherati che con i loro fucili hanno cominciato a sparare in aria.
Uno di loro si e` precipato verso Alessandro che era quello piu` a
portata di mano e lo ha ficcato di forza dentro la jeep. Non abbiamo
perso la calma, siamo risaliti e per fortuna alcuni palestiesi hanno
riconosciuto a chi apparteneva il gruppo che aveva sequestrato
Alessandro. Sono cominciate trattative frenetiche, nel frattempo si era
sparsa la voce che Alessandro faceva parte del gruppo di Luisa
Morgantini e piovevano telefonate da tutti, ministri, polizia, e poi e
amiche e gli amici di molte di noi. C’è stata molta solidarietà e da
parte di tutti. Tutti tendevano a tranquillizzarci e il gnerale
palestinese a promettere che ce lo avrebbe riportato. Volevano
trasferirci nel posto di sicurezza di polizia, ma ho rifiutato dicendo
che mi sentivo piu sicura in quel palazzo al settimo piano, perchè era
proprio tra vari poliziotti che c`erano gli scontri. I rapitori sono di
un gruppo conosciuto a Khan Yunis, alcuni di loro pare facciano parte
delle forze di sicurezza di Dahlan, o almeno cosi si vocifera.A parte
la criminalita` comune alcuni sostengono che in realtà si vuole da parte
di vecchi centri di potere non permettere le elezioni e che le faide
rigurdano lotte interne a Fatah. In realtà oggi a Gaza il problema della
sicurezza dei cittadini e` fondamentale, tutti hanno paura dei piu’
forti e di quelli armati che dettano legge, crescono anche le faide
familiari, le vendette, i furti. Sicramente 38 anni di occupazione
militare hanno pesato, ma ovviamente le scelte che si fanno dipendono
dai singoli o dai movimenti. Ripeto, anche dopo questa esperienza,
quello che dico sempre: la maggiore responsabilità ricade sulla comunità
internazionale e sui nostri governi che non sanno imporre al governo
Israeliano il rispetto delle regole internazionali. Malgrado le promesse
non ci sono investimeni a Gaza, non c`è libertà di movimento a parte la
possibilità, comunque controllata, di uscita da Gaza. Le merci ancora
non passano da Karni crossing e i pomodori dei contadini rimangono
invenduti, cosi come le altri merci. Sopratutto continua la costruzione
del muro e la crescita degli insediamenti.Naturalmente continuano anche
i razzi che cercano di colpire dal nord di Gaza la cittadina di Sderot in Israele. Un altra forma suicida perchè la risposta di Israele sono i
bombardamenti sui villagi di Beitlahia e BeitHannuon, lo abbiamo sentito
ieri sera mentre stavamo andandocene alle nove di sera da Gaza, rimbombi
fortissimi e pensavamo a quante case ancora venivano schiacciate o
quante strade distrutte e quanti palestinesi potevano essere uccisi. Tra
le persone che abbiamo incontrato tutti considerano sbagliato trare
rockets su Israele ma molti hanno paura di esprimersi nella situazione
di violenza interna che si è creata e lamentano, giustamente una
mancanza di direzione dell`autorità palestinese. Alessandro sta bene, e`
un po` spaventato ma abbiamo convenuto che nella conferenza stampa
avremmo detto quello che pensiamo e cioe` che queste azioni di
criminalità servono gli interessi di chi non vuolela pace e la
stabilità per il popolo palestinese, ma che non saranno per un noi un
deterrente per continuare a pensare e ad agire per la fine
dell`occupazione militare israeliana e per una soluzione che veda due
popoli e due stati coesistere in sicurezza con Gerusalemme capitale
condivisa. Dura da crederci, ma andiamo avanti. Oggi il gruppo continua,
Teresa e Alessandro si prendono una giornata insieme mentre il sotro
gruppo andra` al Kibbutz Metzer, e poi a vedere l’`orrore del muro di
Qalkilia e alla fine a Jaffa. Grazie a tutte quelle e quelli che hanno
mandato sms o telefonato. La vostra vicinanza è importante, le Donne in
Nero che sono nel gruppo stanno bene e si mescolano con i giovani, era
una cosa che mi premeva molto. Ad ogni buon conto ieri e` stata dura,
sopratutto quando siamo arrivati a Eretz e ci anno detto che il check
point era chiuso. Telefonate frenetiche anche con il nostro consolato e
poi alla fine siamo passati. Quando sollevati, stavamo per passare dalla
parte israeliana, in attesa che si aprisse il cancello c’era una anziana
donna palestinese che accompagnava il marito, ultraottantenne e invalido
su una sedia a rotelle, all`ospedale Maqassed. I soldati non volevano
fare passare la sedia a rotelle il vecchio non poteva camminare e
comunque gli sarebbe servita la carrozzella anche dall’altra parte. Ho
detto a tutti che non saremmo passati senza che passassero anche loro,
tutti d`accordo e la rabbia di tutti cresceva. Altre telefonate
frenetiche per fortuna avevo il telefono di un ufficiale israeliano,
l`ho chiamato e messa tutta su un piano umanitario, che ero sicura che
lui non lo sapesse, se pero` poteva are qualcosa, attese e attese
mentre la voce del soldato dall`altoparlante urlava che dovevamo entrare
dalla linea uno ad uno ed io a dirle no, guarda questo vecchio potrebbe
essere tuo nonno, noi non ci muoviamo fino a quando non entrano loro.
Insomma non vi dico tutto dopo tante attese e telefonate alla fine
arriva l`ordine che il vecchio con la sedia a rotelle poteva entrare. E`
stato un momento di commozione per noi tute/i. La signora anziana mi ha
abbracciata, ed io mi sono sentita male perche` ancora una volta un suo
diritto doveva essere implorato e accolto solo perche` qualcuno si
trovava li. Ma comunque e` stato utile, naturamente i soldati hanno
voluto cancellare dalle macchine fotografiche le foto che avevamo fatto
alla coppia palestinese, ma siamo riusciti a salvarne qualcuna. Quando
sono arrivata dall` altra parte e` venuto l`uffciale responsabile in
quel momento ad Eretz spiegandomi che non era colpa loro, ma dei
palestinesi perche` quando avevano chiesto il permesso di transito per
il signore anziano non avevano specificato il bisogno della sedia a
rotelle e fare passare una sedia a rotelle poneva problemi di sicurezza.
In quel caso comunque più che le mie parole il mio sguardo lo ha
zittito. Finito l`iter siamo usciti, il fedele Mike i stava aspettando
felice di quello che era successo con la coppia di anziani, li aveva
visti e la donna gli aveva raccontato tutto, ma non finisce qui. Mike mi
dice "Luisa, adesso pero` c`e un altro problema" e mi indica una donna
con tre ragazzi, uno di loro talassemico, non li vogliono fare entrare
perche il check point e` chiuso, se non entrano dovranno passare la
notte all`addiaccio. Confesso, per un ttimo mi sono detta no, non ce la
faccio a tornare indietro e ricominciare a discutere con i soldati, gli
ufficiali. Poi l`ho fatto, sempre con il tono implorante dei casi
umanitari. Non so perche` ma ha funzionato, ero terrorizzata dall`idea
di dover restare altre ore ad attendere e sopratutto di fallire. Ho dato
ai bambini il cioccolato e il torrone che avevo portato e che dopo il
sequestro non avevo fatto a tempo a dare l bambino di Lama Hourani. E
li ho abbracciati e baciati anche per mostrare ai soldati israeliani
dove stavamo. Non ho tempo per raccontarvi di piu` spero lo faranno le
altre e gli altri del gruppo. Insomma, il nostro impegno per una pace
giusta in Palestina e Israele e` sempre più urgente e necessario. Un
abbraccio
Luisa Morgantini
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Fonte Liliana Boranga
Esperimenti nucleari francesi nel Sahara e in Polinesi
Gennaio 2, 2006
Montagne contaminate da tracce di test nucleari, resti di sostanze come il trizio e il cesio arrivati sulle loro vette trasportati dalle correnti atmosferiche. Conseguenze delle decine di esplosioni effettuate tra il 1959 e il 1966 nel Sahara algerino da parte della Francia che doveva provare lapotenza di varie bombe nucleari.
Un normale convegno sulle montagne, considerate testimoni dei cambiamenti del pianeta e organizzato a metà novembre a Roma dal comitato Ev- K2-Cnr, si è trasformato così in una fonte di clamorose rivelazioni grazie alle dichiarazioni del ricercatore CNr-Idpa di Venezia “Carlo Barbante. “Abbiamo trovato tracce di trizio derivato da test nucleari effettuati da mericani, russi e francesi fra il 1959 e il 1963. L’isotopo all’idrogeno trovato potrebbe essere quello derivato dagli esperimenti effettuati in Algeria nel deserti del Sahara ma non escludiamo che si tratti del deposito radioattivo di test compiuti in Kazakhistan o addirittura nel Pacifico che grazie alle correnti ha percorso migliaia di chilometri. Durante lo studio dell’Idpa sul Monte Rosa sono state trovate anche tracce di Cesio 137 derivato dall&squo;incidente nucleare a Chernobyl” ha spiegato ancora Barbante” Inoltre è stata rivelata anche la presenza di sostanze contaminanti nuove come gli elementi del gruppo del platino e rodio contenuti nelle marmitte catalitiche. Non a livelli preoccupanti perché le concentrazioni sono ancora basse ma si tratta di sostanza sempre molto tossiche. Tutti sono rimasti sorpresi” prosegue Barbante” della presenza di queste tracce diradioattività ma è risaputo che i francesi negli anni 60 hanno attrezzato dei siti nel Sahara per fare esperimenti nucleari”.
Lauren Moret è una geoscienziata che lavora quasi a tempo pieno nel fornire informazioni ai cittadini, ai media ai membri del Parlamento e del Congresso sui problemi inerenti alle radiazioni. Ora opera come scienziata civile indipendente e specialista sulle radiazioni presso organizzazioni sociali in tutto l mondo. Ha testimoniato nel 2003 in Giappone presso il Tribunale Internazionale per i Crimini nell’Aghanistan, ha presenziato alla Conferenza Mondiale sulle armi ad Amburgo e ha parlato al Tribunale Mondiale della Donna al Social Forum Mondiale a Bombay nel gennaio 2004. In una intervista il 25 maggio 2005 ha dichiarato che “il deserto del Sahara è un’altra fonte consistente di polveri, che si innalzano su tutta l’Europa e anno dirette attraverso l’Atlantico fino ai Carabi e fino alle Coste orientali degli USA. Naturalmente arrivano anche nel Texas con questi uragani e provengono tutte dal deserto del Sahara”. E aggiunge :”E’ impossibile un disinquinamento perché queste minuscole particelle fluttuano attorno alla terra. Sono particelle di Uranio e Plutonio provenienti da test nucleari. Queste sono di dimensioni così ridotte che le mlecole che le urtano le tengono in sospensione nell’aria e così per loro il solo modo per abbandonare l’atmosfera è con la pioggia, la neve, la nebbia, l’inquinamento che le sottraggono all’aria e le fanno depositare sull’ambiente. Si depositano su qualsiasi superficie che incontrano. Non possono essere eliminate per lavaggio. … e le grandi bolle radioattive girano, girano sul mondo. Soprattutto se sono polvere ediventano parte del pulviscolo atmosferico.”
Non solo il Monte Rosa è risultato inquinato ma anche sulla Montagne Noire in Francia ai confini tra il Tarn, l’Aude e l’Herault sono stati trovati nel 2001 e 2002 delle tracce di contaminazione dovute agli esperimenti degli anni ’50 e ’60. Lo ha detto Bruno Chareyron ingegnere in fisica nucleare:” le analisi hanno rilevato la presenza di ua sostanza che deriva dalla disintegrazione del plutonio utilizzato nei lanci nucleari”. E mentre gli Amici della terra francesi hanno denunciato un numero sempre più elevato di cancri alla tiroide nel Tarn, alcuni studiosi hanno chiesto di effettuare degli studi più approfonditi per ricercare altri elementi inquinanti come lo Stronzio 90 che proverebbe in modo inconfutabile l’origine militare della contminazione.
Ma cosa è successo nel Sahara negli anni ’60? E quali conseguenze ancora oggi si possono ritrovare nella salute delle persone coinvolte in questi esperimenti? e oggi quando il vento alza la sabbia del deserto e la trasporta sulle nostre case, lasciando quel caratteristico colore giallo, cosa succede?
Era il 13 febbraio 1960 quando la Francia iniziava i suoi esperimenti nel Sahara che concludeva il 16 febbraio 1966. In totale 17 esperimenti≈nbsp; seguiti poi da quelli effettuati in Polinesia per un totale dal 2 luglio 1966 fino al 27 gennaio 1996 di 193, tra questi 41 sono stati esperimenti atmosferici che tra il 1966 e il 1974 sono stati realizzati malgrado il trattato d’interdizione degli esperimenti nucleari in atmosfera firmato nel 1963 dagli Stati Uniti, l’Urss e la Gran Bretagna. Tra i 152 esperimenti sotterranei realizzati nel sottosuolo degli atolli di Moruruoa Fangataufa, si contano 12 lanci detti di sicurezza per i quali la reazione a catena non si sono prodotti e destinati a verificare l’affidabilità delle testate nucleari.
Ma in particolare nelle località del Sahara algerino come Reggane sono stati effettuati 4 esperimenti atmosferici mentre a In Ecker 13 sotterranei. In Polinesia a Moruroa 41 atmosferici e 137 sotterranei, a Fangataufa 5 atmosferici e 10 sotterranei per un totale di 210 esperienti. Alcuni dati indicano che tra il 6 luglio 1945 e il 30 maggio 1998 sono stati effettuati nel mondo 2419 esperimenti nucleari di cui 543 atmosferici la cui potenza totale equivale a 440 megatonni cioè 30.000 volte la potenza di Hiroshima.
Esperimenti che spesso si sono trasformati in incidenti disastrosi non solo per l’ambiente ma anche per il personale civile e militare che assisteva alle esplosioni. E proprio a questo proposito Bruno Barillot, dirigente del Centro di documentazione e ricerca sulla pace e i conflitti di Lyon, si è recato in Polinesia ad agosto di quest’anno per lavorare con la Commissione d’inchiesta creata dall’Assemblea della Polinesia francese (il parlamento locale) per lavorare sulle conseguenze degli esperimenti nucleari compiuti dalla Francia dal 1966 al 1974. Barrillot si fermerà fino a gennaio 2006 quando poi tornerà in Francia per presentare i risultati delle∓nbsp; sue ricerche all’Assemblea Francese. Risultati molto attesi alla luce delle posizioni del governo che ha sempre negato la pericolosità degli esperimenti.
E’ la prima volta che dei rappresentanti della Polinesia vogliono aprire un processo di riflessione sulle conseguenze degli esperimenti sulla salute, l’ambiente e l’economia. L’équipe sta facendo delle interviste alle personalità, persone che hanno lavorato sui iti e si è recata anche sugli atolli e le isole più vicine a Moruroa dove si facevano gli esperimenti e sull’atollo di Hao che era la prima base di Moruroa.
I militari hanno lasciato questi siti in uno stato disastroso sia dal punto di vista sanitario che ambientale. Gli abitanti di quelle isole si pongono molte domande sul loro futuro e quello dei loro bambini a causa dei tumori e dello stato della radioattivit&agrav; di cui viene ignorato tutto. Al momento del suo arrivo nelle isole l’équipe ha chiesto a degli esperti indipendenti di un laboratorio di analisi della radioattività, la CRIIRAD, di andare a fare dei controlli i cui risultati verranno pubblicati alla fine di gennaio 2006. Nessun aiuto è stata dato dalle autorità militari e al contrario il rappresentante della Francia locale ha chiesto l’apertura di&am;nbsp; una procedura al tribunale amministrativo per far annullare la Commissione d’inchiesta, ma il tribunale non si è ancora pronunciato e la commissione ha potuto continuare il suo lavoro. Un’inchiesta è stata intanto aperta a Parigi per far luce sulle eventuali conseguenze negative sulla salute del personale civile e militare degli esperimenti nucleari condotti dalla Francia. Nel novembre del 2003 infatti, undici person e due associazioni, Associazione dei veterani degli esperimenti nucleari e l’associazione polinesiana Moruroa e Tatou, hanno sporto denuncia sostenendo di aver subito in famiglia morti premature e tumori a causa delle radiazioni. La denuncia è sfociata nell’apertura di una informazione giudiziaria contro ignoti per “omicidio volontario” e “danno involontario all’integrità fisica” . Afferma uno degli avvcati Laurence Chevè che “l’obiettivo non è di rimettere in causa la politica nucleare della Francia, ma di ricercare delle prove e identificare i responsabili”. In particolare si denuncia l’assenza di “protezione in occasione degli esperimenti ai quali il personale assisteva in shorts allorché le autorità militari e civili francesi responsabili delle esperienze non ignoravano il rischio. “L≈rsquo;obiettivo della nostra azione “ha sottolineato ancora il legale “ è quello di ottenere la creazione, come è stato fatto negli Stati Uniti, di un fondo di indennizzo per i veterani degli esperimenti nucleari”.
In Francia il 19 giugno 2001 è nata l’associazione dei veterani degli esperimenti nucleari francese (AVEN) che riunisce tutto il personale militare (di leva, volontario e di carriera), ilpersonale del commissariato dell’energia atomica (CEA) e il personale delle imprese private che hanno partecipato agli esperimenti nucleari. Lo scopo dell’Aven è quello di informare sulle conseguenze sulla salute, il diritto ai controlli sanitari e il diritto all’indennizzo. La Francia non riconosce niente di tutto questo con la motivazione che i propri lanci erano più accurati e puliti di quelli americani o inglesi. E propio per questo l’Aven ha distribuito dei questionari ai veterani da cui il 12 gennaio 2005 è risultato che il 28,4 % è colpito da uno a tre cancri (contro la media nazionale del 17%). Tra questi il 45,5% è deceduto: più numerosi quelli in forza nel sito nucleare di Reggane che nei siti di In Eker/In Amguel dove sono stati effettuati soprattutto esperimenti nucleari sotterranei. Inoltre sono state constatate patolgie non cancerose per il 93,4 % e per quanto riguarda i figli avuti dopo gli esperimenti il 24,3% sono malati e presentano anomalie congenite per il 9,45%. Alle richieste dei veterani le autorità francesi hanno risposto che tutte le precauzioni erano state prese e che “non è possibile attribuire tutti i problemi di salute alle prove nucleari” ha dichiarato la CEA mentre i documenti segreti , datati il 6 febbraio 1960, consevati dai veterani parlano al massimo “di un paio di occhiali per quelli che devono osservare l’esplosione..e di un paio di occhiali per 40 persone”..
“Sono 150.000 “ha dichiarato Jean-Louis VALATX presidente dell’associazione Aven” i militari che tra il 13 febbraio 1960 e il 27 gennaio 1996 sono stati nei siti dove si facevano gli esperimenti nucleari decisi dal Governo sia in Sahara ce in Polinesia. Avevano 19 e 20 anni e questi ragazzi andati lontani dalle loro città non ne sono tornati indenni perché contaminati dalla radioattività delle bombe”. Erano gli anni ’50 quando il governo francese decideva di dotare la Francia della bomba nucleare e il 5 dicembre 1956 un decreto portò alla creazione di un Comitato delle applicazioni militari per l’energia atomica. Il 18 marzo 1957, il colonnello Carlo Aillret,futuro capo di stato maggiore dell’esercito, fu incaricato di visionare gli esperimenti. Luogo scelto: la regione di Tanezrouft, a sud di Reggane nel Sahara, A chi gli chiedeva il perché di quella scelta Ailleret spiegava che “La cosa più importante era l’assenza totale, e lo ripeto totale, di vita vegetale e animale. La siccità aveva già fatto il suo lavoro e tutto era morto. Sembrava illuogo ideal per farvi delle esplosioni senza pericolo per i vicini poiché non ce n’erano”. Così a 12 chilometri da Reggane costruita una base per i militari francesi. Quasi una cittadina con 3000 soldati, piscina, stadio, un giardino di piante esotiche, il cinema all’aperto e i bar. Ma non arrivavano né giornali, nessuno poteva ascoltare la radio e nessuna notizia dalla Francia salvo qualche rara lettera delle famiglie chedovevano superare i controlli della censura. E a 50 chilometri la base di Hamoudia da dove partivano gli ordini di far scoppiare la bomba. “Ero a 40 chilometri dal luogo “spiega Michel Verger vice presidente dell’ Associazione Aven presente all’esplosione del 13 febbraio 1960” ma è come se fossi vicinissimo. Erano le sette del mattino e attorno alla zona erano stati messi dei veicoli e dei carri con dei militari dentro e degli aerei ponti al decollo. E degli animali in gabbia per vedere dopo l’esplosione in che condizioni sarebbero stati trovati. Ci hanno detto di stenderci per terra: eravamo in camicetta e shorts. Abbiamo piegato le braccia e chiuso gli occhi ma malgrado ciò ho visto un flash di intensità devastante. Credevo avessero mancato il colpo ma dopo 15 secondi è arrivato il rumore assordante. La terra tremava e quando ho aperto gli cchi ho visto il fungo atomico che si allontanava: solo dopo ho saputo che ha raggiunto la frontiera libica algerina a 1000 km da Reggane. Nessuno lo ha mai rivelato come non è stato detto che il pilota di aereo Vautour incaricato dei prelievi nell’atmosfera è morto quattro mesi dopo la sua missione”.
Jean Francis Rommès partecipò all’esperimento del 25 aprile 1961 e si definisce una cavia dell’ eserito francese. “Nel mese di gennaio 1961 ero soldato in Germania a Tubingen del contigente 59 2/B e una mattina abbiamo ricevuto l’ordine di raccoglierci nel cortile della caserma dove ci è stato comunicato che una ventina di noi dovevano partire per una missione segreta e che si chiedevano dei volontari. Io aderii anche perché la vita in Germania non mi piaceva. Così siamo partiti con 5 carri Patton M47 che sono dei carri blindati con un motoe V12 di 829 CV con un cannone da 90 mm. Da Marsiglia siamo arrivati a Orano in Algeria e dopo giorni di cammino a Colombe Béchard. Da qui abbiamo fatto 700 km e siamo arrivati a Reggane dove c’era un campo militare e una grande montagna sotto la quale stavano lavorando dei civili. Tutt’attorno guardie e filo spinato. Ci diedero una tuta bianca, una maschera a gas, un berretto bianco degli stivali e dei guanti in gomma. Dovevamo restare delle ore nei carri a una tmperatura di 40 -50 gradi: solo dopo abbiamo capito che dovevamo fare da cavie ad una esplosione nucleare . E abbiamo capito subito i rischi: presto la mattina del 24 aprile ci siamo diretti con i nostri carri verso il punto zero a 10 chilometri da Reggane e faceva un caldo insostenibile e i nostri carri alzavano moltissima sabbia (era il quarto esperimento che si svolgeva nella zona e la sabbia era contaminata). Alle 18,00 siamo arrivati al punto prestabilito che istava 1500 metri dal punto zero. C’era una piccola torre metallica che sembrava la Tour Eiffel e sopra c’era la bomba. Noi eravamo i soli nel raggio di chilometri: c’era qualche baracca vuota e dei camions anch’essi vuoti. Alle 5,00 del giorno dopo eravamo pronti nei carri con il nostro equipaggiamento e la testa tra le ginocchia. Il rumore fu terribile ma ciò che ci spaventò furono le vibrazioni del carro provocate dall’uto dell’onda in andata e in ritorno: 48 tonnellate che sembravano foglie al vento. Dai finestrini ho visto il fungo atomico alzarsi mentre noi sentivamo dei colpi sul carro. Dopo mezz’ora ci diedero l’ordine di andare al punto zero: proprio il mio carro ci doveva passare sopra e gli altri accanto. La zona era nera e fumava ancora. La sabbia era calda e i pneumatici si stavano consumando. Sentivo un odore insopportabile. Uno dei miei colleghi ebbe una scarca di diarrea nella sua tuta, altri vomitarono. Per tre e quattro ore dovemmo rimanere là. Poi rientrammo in un centro di decontaminazione dove dei colleghi continuarono a lavarci (erano senza protezione) per tante volte fino a che i contatori Geiger non suonarono più. Il giorno dopo mentre alcuni miei colleghi sono tornati al punto zero per recuperare le carcasse degli animali quelli rimasti alla base si erano tolte le tute protettive. Due settimane dopo siamo tornati in ermania senza i nostri carri che non ho più visto. Si dice siamo stati sepolti sotto la sabbia. Io ho avuto dei problemi alla pelle ma so che alcuni miei compagni sono stati molto meno fortunati di me”.
“I giovani militari di leva presenti agli esperimenti non erano informati dei pericoli mentre invece gli ufficiali sapevano e solo la loro coscienza ha permesso che parte delle truppe fossero più riparate elle altre “ spiega José-luis GONZALEZ, irradiato sul sito di Reggane durante una sperimentazione andata a male e sulle cui terribili conseguenze è stato steso un silenzio colpevole. “Nella notte tra il 19 e 20 aprile 1962 con degli operai stavo riempiendo con dei sacchi di polvere bianca dei buchi nella sabbia quando c’è stata una violenta esplosione che ha liberato una certa quantità di particelle di plutonio.Sono stato gettato a terra e mi sono trovato in mutande mentre i miei compagni erano gravemente feriti. Nessuno è venuto a aiutarci e siamo tornati a Reggane con i nostri mezzi trasportando i feriti su un 4X4. il giorno dopo siamo stati rimpatriati in Francia e sono stato ricoverato per sei mesi in ospedale a Percy mentre nessuno parlava dell’incidente, neppure la stampa. Ho avuto l’ordine di tacere e di non parlare con nessuno. Adess voglio sapere che cosa è successo e quali conseguenze sulle malattie che ho sviluppato in seguito”. Questo incidente ha preceduto di poco un altro esperimento sotterraneo avvenuto il 1 maggio 1962 e finito male. “Si è trattato della bomba Beryl d’In Ecker “spiega Claude Jouin presente come militare di leva “ che era troppo potente e ha fatto scoppiare la montagna dove era stata messa. Noi eravmo centinaia e da giorni stavamo lavorando per attrezzare il sito”. Si tratta di In Amguel a 50 km da Tamanrasset, nel cuore del deserto, nel massiccio granitico di In Ecker alto 3000 metri su una cinquantina di km quadrati che esploderanno 13 bombe dal 7 novembre 1961 al 16 febbraio 1966 in accordo con le autorità algerine dopo l’indipendenza. Il 1 maggio 1962 l’esplosione ha un nome in codice :Béryl. “La bomba è stata troppo potente e i labirinti costruiti nella montagna avevano molte porte che sono state distrutte e il fungo nucleare è uscito dalla montagna e noi che ci trovavamo la il vento ha spinto la nuvola verso la gente. Io ero di leva e avevo 21 anni: non sapevamo niente e quando ci siamo messi alle sei di mattina abbiamo aspettato fino alle undici. Quando la terra ha tremato non mi sono posto troppe domande . noi siamo rimasti là fino alle 4. abbiamo hiamato per radio e non funzionava più tutto era bruciato e invaso dalla radioattività. Avevamo delle maschere a gas ama non servivano per il nucleare. Dopo abbiamo deciso da soli di partire perchè nessuno ci ha detto niente e siamo ripassati dove la montagna era scoppiata e attraverso il sito. Prima di arrivare abbiamo incontrato della gente in tua e con dei contatori geiger. Che davano dei valore fortissimi. C’ra molta gente che aveva assistito a questa esplosione: molti militari avevano portato i familiari per mostrare che non c’era pericolo. Noi abbiamo mangiato dei panini dopo e abbiamo cominciato a sentirci male perché abbiamo ingoiato anche le sostanze negative. Ci hanno detto di non avvicinarsi alla gente perchè avevano paura: alcuni soldati sono andati a raccogliere dei campioni della montagna. Dopo abbiamo preso i veicoli e siamo tornati all base: ci hanno passato sotto le docce per due o tre ore. Otto giorni dopo ci hanno portato in Francia e tutti i camion sono rimasti là sotto la sabbia, ma sembra che i tuareg recuperano il materiale e lo vendano ai turisti. La mia salute ne ha risentito e sono stato un anno all’ospedale e la Francia ha riconosciuto che siamo stato contaminati. Ho sviluppato molte patologie, il mio cuore è malato e altri miei compgni hanno sviluppato dei tumori alla tiroide.” Prosegue ancora Verger “A quell’esperimento erano presenti anche Pierre Messemer e Gastone Palewski, entrambi ministri : al momento dello scoppio della montagna ‘è stato panico e Messmer, che era senza protezione, si è rifugiato in macchina dove però c’era l’aria condizionata in funzione. Palewski &egrav; morto di leucemia nel 1984 e Messmer fu irradiato. Nel momento dell’esplosione fu fatto partire un elicottero verso il punto zero senza protezione, più tardi fu la volta di un carro. Il pilota del veivolo in seguito è diventato cieco e i soldati del carro furono talmente colpiti che le loro famiglie non potevano avvicinarli. Morirono di lì a poco. Tra questi un ufficiale incaricato di fare dei prelievi dell&rsquo;acqua”.
Non solo l’uomo ma l’ambiente è stato fortemente contaminato e nessuna operazione di bonifica seria è stata fatta dai francesi che si sono limitati a lasciare gli impianti alle autorità militari algerine alle quali è stato affidato il compito di smantellare i siti. E moltissimi di questi ufficiali si sono ammalati e sono morti: un sito che ancora oggi viene frequentato da visitatori, trbu nomadi e abitanti. Nel 1980 è stata una tappa della Paris-Dakar e si trova vicino ad alcune località di forte interesse turistico come Adrar.
Anche in Algeria è nata una associazione “13 febbraio 1960” che raccoglie le vittime degli esperimenti nucleari francesi in Sahara e di cui è presidente Abdelhak Mohamed Bnedjebbar ufficiale dell’esercito algerino e invalido al 100%. Ragginto a Orano spiega come sia stato uno dei tanti ufficiali” mandati a prendere in carico la postazione e le infrastrutture della base di Reggane.” Un luogo che si trova in una delle più belle terre del deserto del Sahara algerino sulla strada di Bordj Badji Mokhtar, tra deserto e oasi antiche. “Lasciando Reggane “spiega ancora Bendjebbar,” e dopo qualche chilometro di strada asfaltata, al confine con il mausoleo delCheikh Reggani, protettore di tutta la regione, si entra nel deserto. Una volta esisteva una strada che portava al sito dell’esplosione, ma i francesi, prima di lasciare la base, l’hanno cancellata con i bulldozer per dissuadere i visitatori di accedervi. Più ci si avvicina” spiega sempre Bendjebbar” al luogo delle esplosioni atmosferiche (tre nel 1960 e una nel 1961) si incontrano ancora dei resti di metallo,di cavi, di matriale vario disperso sulle dune di sabbia che si trovano proprio al confine con il campo degli esperimenti nucleari delimitato dai posti di controlli che sono ancora là. Le conseguenze sull’ambiente sono state catastrofiche e anche sulle popolazioni, soprattutto le tribu nomadi. La prova è il campione che ho prelevato sul posto e fatto esaminare il 16 febbraio 1971 dall’Istituto di studi nucleari Franz-Fanon di Algeri e firmato dall∓rsquo;ingegnere M. Collinet che ha dichiarato che il livello di radioattività è di 22 volta la soglia normale. Nel maggio 1967 come ufficiale del genio e responsabile del distaccamento militare di tecnici vengo incaricato dall’ Ega/Hydraulique/aviation civile di prendere in consegna le infrastrutture e le strutture della base di Reggane. Per un mese la mia equipe ha lavorato sulle installazioni. Centrali, rete elettrica, stazioni i trattamento delle acque e installazioni aeroportuali che sono tutti contaminati. Gli altri resti altamente radioattivi saranno posti in bunker di cemento. Nel 1967 i francesi se ne vanno e arriva una compagnia dell’esercito popolare nazionale che ha il compito di fare la guardia. Più tardi viene intrapresa una operazione di smantellamento della centrale elettrica e dell’aeroporto. Nel novembre 1967 ritorno a Reggane dopo essere stato nelle zone di froniera incaricato della costruzione di strutture utilizzando materiale proveniente dal sito degli esperimenti. Devo rinnovare le attrezzature elettriche e idrauliche e durante una visita ufficiale riesco a parlare con il capo spirituale di una confraternita religiosa molto importante “Zaouiat Reggani” che mi esprime i suoi dubbi sulla relazione tra gli esperimenti nucleari e le conseguenze sulla natura, gli animali e la salute degli uomini. Le stesse preoccpazioni espressemi da una equipe medica incontrata a Timiaouine a 750 km a sud di Reggane che dichiarava di trovarsi davanti a patologie sconosciute riscontrate sia negli i uomini che negli animali. Oltre alle oasi che si stavano desertificando. Anche il dottor Thyl Forst a Adrar conferma la scoperta di patologie strane presso gli abitanti di Ksours , un sito vicino al perimetro di tiro.
Nel mese di giugno 1971 comincio ad avere problemi di salute e sul mio caso ci sono stati scambi i informazioni tra direzione delle relazioni estere, la direzione centrale del genio, del Ministero della difesa nazionale con alcuni esperti giapponesi. Nel 1974 vengo dichiarato invalido al 100% e gli esami riscontrano sterilità passeggera,, lesioni al fegato, irradiazione da metallo radioattivo n. 688 e altro. Nell’ospedale di Nizza scoprono che mia figlia Aicha ha tre reni di cui due malati, nel 1982 mia moglie incinta di sei mesi viene fatta abortire all’ospeale di Orano dopo che i medici scoprono che il feto è idrocefalo con le membra superiori atrofizzate e senza sesso. Oggi il mio stato di salute è molto precario mentre il mio aiutante Kharout Ahmed, che mi ha accompagnato in tutte le missioni è morto a 31 anni di una malattia folgorante nel 1973: era stato nominato capo del distretto del genio di Reggane nel 1971 ma al di fuori del suo servizio recuperava metalli dal sito nucleare senza conoserne i pericoli. Ma credo che ci sia ancora altro da scoprire perché tra il 1966 e il 1975 i francesi hanno fatto esperimenti di armi chimiche a Oued Namous a 150 km da Colomb_Béchar, d’accordo con le autorità algerine”. Da sottolineare come la Francia avesse anche l’intenzione prima dell’indipendenza dell’Algeria di trasferire i siti in Corsica dove costruire una base per gli esperimenti nucleari sotteranei in una vecchia miniera visitata dai ministri e autorità militari il 14 aprile 1960:” solo la mobilitazione della gente e la creazione di molti comitati hanno impedito questa scelta. Il 28 aprile la popolazione manifesta e tutta l’isola protesta e il 4 giugno viene deciso di abbandonare questo scellerato progetto” racconta Pierre Louis Antonimi, abitante della Corsica e ex militare presente a In ecke in Sahara agli esperimenti nucleari e ammalatosi a causa dell’esposizione alle radiazioni senza protezione.
Sahara come Mururoa: nessuna precauzione né per i militari né per la gente. “ Ho partecipato a otto esperimenti nucleari e avevo 20 anni. Ero marinaio e avevano chiesto dei volontari per la Polinesia. Ci sono rimasto dal 1966 al 1967 e non sapevo niente di nucleare. Ero su una nave dove c’erano altre 64perone e ci si occupava dell’approvvigionamento di Mormora e Fangataufa :ad ogni tiro eravamo a 20 km di lontananza, la nave vibrava e c’era un calore insopportabile. Avevamo magliette e shorts. Quando sono tornato in Francia ho cominciato ad avere dei problemi di salute: intestino e fegato. Poi dolori muscolari, una bronchite cronica, vertigini, male alla testa. I miei colleghi d’equipaggio sono morti. Oggi non posso lavorare e sto aspetando ancora la dichiarazione di invalidità”. A metà degli anni ’80 il governo francese ha fatto realizzare degli studi sull’incidenza e la mortalità a causa di tumori in Polinesia e i risultati sono stati usati per affermare che gli esperimenti erano innocui. Ma adesso sono attesi questi studi nuovi che la Commissione d’inchiesta sulle conseguenze degli esperimenti nucleari creata dal Parlamento polinesiano per fre dei controlli su trenta anni di esplosioni nucleari fatti negli atolli di Mururoa e Fangataufa. A guidarla Bruno Barrillot che sottolinea come “ho continuato a lavorare su questo fin dal 1985 l’anno in cui è stato affondato dai servizi segreti francesi il battello di Greenpeace ‘Rainbow’ che aveva raccolto dei dati molto importanti. Bisogna sapere che nel 2005 i problemi di cancro alla tiroid sono molto importanti in Polinesia e che il il tasso di incidenza è il più alto nel mondo . C’è anche un altro problema che riguarda la leucemia mieloide che, mentre nel mondo arriva a 4 per mille in Polinesia è dieci volte tanto. Nel mondo scientifico si pensa che questo tipo di leucemia è dovuto alle radiazioni. Ci sono moltissimi tumori che hanno colpito non\u002amp;nbsp; solo gli abitanti ma anche il personale civile e militare. Questi dati verranno presentati il 26 gennaio 2006 all’Assemblea nazionale della Polinesia, poi saranno rimessi al governo locale e il 21 febbraio 2006 dei delegati dell’assemblea della Polinesia andranno a Parigi per presentare i loro suggerimenti e giudizi sui trenta anni di era nucleare della Francia all≈rsquo;Assemblea nazionale davanti ai deputati e ai senatori”.
Liliana Boranga
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Fonte Liliana Boranga
Commissione dinchiesta sta indagando in Polinesi
Gennaio 2, 2006
Bruno Barrillot, dirigente del Centro di documentazione e ricerca sulla pace e i conflitti di Lyon, si è recato in Polinesia ad agosto di quest’anno per lavorare con la Commissione d’inchiesta a creata dall’Assemblea della Polinesia francese (il parlamento locale) per lavorare sulle conseguenze degli esperimenti nucleai compitui dalla Francia dal 1966 al 1974. Barrillot si fermerà fino a gennaio 2006.
E’ la prima volta che dei rappresentanti della Polinesia vogliono aprire un processo di riflessione sulle conseguenze degli esperimenti sulla salute, l’ambiente e l’economia. L’équipe sta facendo delle interviste alle personalità, persone che hanno lavorato sui siti degli esperimenti e si è recata anche sugli atolli e le isole pù vicine a Moruroa dove si facevano gli esperimenti e sull’atollo di Hao che era la prima base di Moruroa.
I militari hanno lasciato questi siti in uno stato disatroso sia dal punto di vista sanitario che ambientale. Gli abitanti di quelle isole si pongono molte domande sul loro futuro e quello dei loro bambini a causa dei tumori e dello stato della radioattività di cui viene ignorato tutto. Al momento del suo arrvo nelle isole l’équipe ha chiesto a degli esperti indipendenti i di un laboratorio di analisi della radioattività, la CRIIRAD, di andare a fare dei controlli i cui risultati verranno pubblicati alla fine di gennaio 2006. Nessun aiuto è stata dato dalle autorità militari e al contrario il rappresentante della Francia locale ha chiesto l’apertura di una procedura al tribunale amministtrativo per far annulare la Commissione d’inchiesta, ma il tribunale non si è ancora pronunciato e la commissione ha potuto continuare il suo lavoro.
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Fonte Liliana Boranga

